Ep. #2 – Cosa è la Semiotitca?

Oggi parliamo di un argomento che può sembrare un po’ complesso, ma che in realtà è molto più vicino alla nostra vita quotidiana di quanto …

Oggi parliamo di un argomento che può sembrare un po’ complesso, ma che in realtà è molto più vicino alla nostra vita quotidiana di quanto immaginiamo: la semiotica. Forse vi starete chiedendo: cos’è esattamente la semiotica? Beh, proviamo a spiegarlo in modo semplice e chiaro.

La semiotica è lo studio dei segni. E quando dico “segni” non mi riferisco solo alle parole scritte o pronunciate. Un segno può essere qualsiasi cosa che trasmette un significato. Pensate al semaforo: quando è rosso, sappiamo che dobbiamo fermarci. Non c’è bisogno di leggere una scritta che lo dica, basta il colore per capire il messaggio. Ecco, questo è un esempio perfetto di segno.

Ma la semiotica non si limita ai segnali stradali. Ogni gesto, immagine o suono può essere un segno. Se vedete qualcuno che vi sorride, capite subito che sta esprimendo gentilezza o simpatia. Se sentite il suono della sirena di un’ambulanza, sapete che c’è un’emergenza. E tutto questo avviene senza bisogno di parole. È proprio qui che entra in gioco la semiotica: ci aiuta a capire come interpretiamo questi segni e come essi influenzano il nostro modo di comunicare.

Un pò di Storia?

Ma chi ha inventato la semiotica? Beh, non è stata proprio un’invenzione, ma piuttosto una scoperta. Due studiosi, vissuti in periodi diversi e in paesi diversi, hanno gettato le basi di questa disciplina. Il primo è Ferdinand de Saussure, un linguista svizzero che ha studiato il linguaggio come un sistema di segni. Saussure diceva che ogni segno è composto da due parti: il significante e il significato. Il significante è la forma del segno, cioè la parola o l’immagine che vediamo o sentiamo. Il significato, invece, è l’idea o il concetto che quel segno ci trasmette. Per esempio, la parola “gatto” è il significante, mentre l’animale con i baffi e la coda che ci viene in mente quando la sentiamo è il significato.

L’altro grande studioso è Charles Sanders Peirce, un filosofo americano che ha ampliato la teoria dei segni. Secondo Peirce, esistono tre tipi principali di segni: gli indici, le icone e i simboli. Gli indici sono segni che hanno una connessione diretta con ciò che rappresentano.

Ad esempio, il fumo è un indice del fuoco. Le icone, invece, somigliano a ciò che rappresentano: una fotografia di un cane è un’icona del cane stesso. I simboli, infine, sono segni il cui significato dipende dalla convenzione sociale. La parola “amore”, per esempio, non ha nulla di simile all’emozione che rappresenta, ma tutti noi sappiamo cosa significa perché lo abbiamo imparato.

Ora, vi starete chiedendo: perché è importante conoscere la semiotica? La risposta è semplice: perché viviamo in un mondo pieno di segni. Ogni pubblicità, logo o post sui social media è progettato per comunicare un messaggio. Capire come funzionano questi segni ci aiuta a interpretare meglio ciò che vediamo e ascoltiamo ogni giorno. Pensate a un logo famoso come quello della mela morsicata di Apple: è solo un disegno, ma trasmette subito l’idea di tecnologia, innovazione e design. Questo è il potere della semiotica.

Ecco, ora avete un’idea più chiara di cosa sia la semiotica e di quanto sia presente nella nostra vita. La prossima volta che vedrete un segno, provate a chiedervi: qual è il suo significato? E come fa a trasmetterlo? Vi assicuro che inizierete a vedere il mondo con occhi diversi.

Dunque comunicare = Significare?

Diciamolo dunque: comunicare non è solo dire le cose in modo corretto. È anche saperle dire nel modo giusto. Ed è qui che entra in gioco la retorica.

La retorica è l’arte di persuadere, di convincere gli altri usando le parole. Non pensate che sia qualcosa riservato solo ai politici o agli avvocati. Ogni volta che cercate di convincere qualcuno a vedere un film o a provare un ristorante, state usando la retorica. Il segreto sta nel trovare le parole giuste per suscitare emozioni, creare immagini vivide e catturare l’attenzione.

Infine, c’è un altro aspetto fondamentale: la pragmatica. La pragmatica si occupa del contesto, cioè di come il significato delle parole cambia a seconda della situazione. Ad esempio, se dico “Fa freddo qui”, potrei semplicemente constatare la temperatura oppure chiedere, in modo implicito, di chiudere la finestra. Il significato dipende dal contesto e dal modo in cui lo diciamo.

Ecco, la comunicazione è tutto questo: parole, segni, significati, contesto. È il modo in cui ci connettiamo con gli altri, esprimiamo ciò che proviamo e comprendiamo il mondo che ci circonda. E ora che conoscete questi concetti, vi accorgerete di quante cose comunichiamo, anche senza accorgercene.

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